Economia e Lavoro

Recessione, la Turchia sprofonda e mette in allarme anche le altre banche centrali

Proprio mentre stava riuscendo a riprendere dalla recessione, l’economia turca è sprofondata di nuovo. A vibrarle dei colpi durissimi è stata la pandemia, che ha trovato un terreno assai fertile in un tessuto economico già molto debole.

L’impatto durissimo della recessione

recessione turchiaVerso la fine del mese di aprile, il governo turco ha annunciato un pacchetto di misure importanti, che serviranno a sostenere l’economia reale e le persone con basso reddito durante questa recessione. Il valore di questo impegno è pari a 28,5 miliardi di dollari. Secondo molti analisti però non sarà sufficiente a contenere una crisi durissima, che sta incrementando disoccupazione, sta colpendo il turismo e sta spingendo verso un deprezzamento insostenibile la Lira turca. La valuta di Ankara infatti lo scorso 7 maggio ha toccato il minimo storico di 7,27 lire per un dollaro statunitense, perdendo da inizio anno circa il 13 per cento.

Cosa potrebbe fare allora la Turchia? Molti ritengono che l’opzione più immediata sarebbe chiedere sostegno al Fondo monetario internazionale (Fmi), ma il presidente Erdogan è contrario. Questa situazione preoccupa gli investitori e le agenzie internazionali, con Fitch che ha rivisto di recente le prospettive di sette banche turche. Non a caso gli hedge funds più grandi al mondo stanno scappando via.

La svalutazione della Lira

Quello che preoccupa in maniera forte è il declino della valuta nazionale, perché la Turchia ha un fortissimo debito in valuta estera, che col calo della Lira viene a costare in definitiva molto di più. Al momento peraltro le prospettive non sono buone, perché le previsioni Lira turca contro euro e dollaro indicano ulteriori cali. Ecco perché le banche sono scese in campo per arginare il crollo della lira turca, vendendo almeno 32 miliardi di dollari di valuta pregiata. La Banca centrale è dovuta così intervenire, intaccando le riserve in valuta estera che ad aprile hanno toccato il minimo di 25,9 miliardi di dollari.

Le mosse della banca centrale

A tal fine le autorità turche stanno cercando di stringere accordi con le Banche centrali di Regno Unito e Giappone per un trasferimento di valuta swap per un totale di 20 miliardi di dollari. Ma ci sarebbero in piedi altre trattative del genere con altri istituti, tra cui la Federal Reserve statunitense. Va sottolineato che anche le altre banche centrali sono preoccupate di questa deriva, perché un collasso turco avrebbe ripercussioni anche sugli altri paesi (quelli che detengono il suo debito).

Dal canto suo la CBRT proseguirà il suo ciclo di riduzione dei tassi nel tentativo di contrastare la recessione economica legata all’esplosione della pandemia. In parallelo ha lanciato uno stimolo record per l’acquisto di obbligazioni (attualmente ne detiene per un valore di 65,2 miliardi di lire, rispetto ai 19 miliari di lire registrati alla fine del 2019).

Il rischio di contraccolpo politico

Ma all’orizzonte c’è pure un altro problema. Finora il potere di Erdogan ha avuto terreno fertile nella forte crescita economica del paese (alimentata dall’indebitamento facile), e questo contesto di recessione potrebbe mettere a serio rischio la tenuta del suo governo. Già lo scorso anno ha incassato due sconfitte alle elezioni locali nelle due principali città turche: Istanbul e Ankara. Il potere politico potrebbe pertanto vacillare, il che non sarebbe affatto buono, viste anche le recenti turbolenze (ricordate il golpe del 2016?).