Economia e Lavoro

Banche e fondi di gestione spingono per tagliare gli orari di Borsa

Al momento è solo una ipotesi, cavalcata soprattutto da Banche e fondi di gestione, ma in un prossimo futuro le borse europee potrebbero avere un orario di funzionamento molto più ridotto. L’idea è quella di tagliare addirittura 90 minuti di contrattazioni. Un’enormità – dal punto di vista finanziario – ma che assume una maggiore logica e si pensa che l’Europa ha le sedute di borsa più lunghe del mondo, con negoziazioni che durano 8 ore e mezzo. Wall Street e l’Asia – ad esempio – scambiano per 6 ore e mezzo.

La proposta di Banche e fondi di gestione

banche e borse

L’idea di Banche e fondi di gestione è di spostare la campanella di avvio alle 10, un’ora dopo rispetto ad oggi, con la chiusura anticipata alle 16.30. Ma perché tutto questo? Secondo una analisi fatta dalla Association for Financial Markets in Europe (AFME) e dalla Investment Association (IA), accorciare i tempi di seduta di Piazza Affari e compagnia potrebbe essere solo un bene, perché “migliorerebbe l’efficienza del mercato e il benessere del personale”. In fondo la prima ora di contrattazioni nel day trading (dalle 9 alle 10) si sviluppa con volumi sottili,  e questo rende le negoziazioni più costose. Invece un terzo e passa degli scambi si concentra nell’ultima ora di mercati aperti.

Benefici eventuali

Inoltre accorciare la durata delle negoziazioni, darebbe agli operatori di borsa e al mercato più tempo per digerire gli annunci delle aziende, che oggi invece scatenano picchi di volatilità proprio per la frenesia. A questi discorsi se ne va ad intrecciare un altro, che riguarda il fatto che il lungo orario di lavoro impedisce il reclutamento di personale femminile, in particolare di quello che ha impegni familiari. La stessa FCA britannica (Financial Conduct Authority), ovvero il regolatore di borsa britannico, ha detto poche settimane fa che il numero di donne in ruoli dirigenziali nel mondo finanziario è rimasto stabile dal 2005, alla faccia delle tante campagne sulla parità di opportunità. Occorre un breakout senza pullback, ovvero una rottura senza poi tornare indietro.

Non tutti sono d’accordo

Finora Banche e fondi di gestione, tramite le loro associazioni AFME e IA (che coinvolgono nomi importanti come Goldman Sachs, Barclays e BNP Paribas), hanno intavolato dei colloqui con le principali piazze azionarie europee, in modo da tastare il terreno e capire che margini di intesa possano esserci. Tuttavia, le società mercato che gestiscono le borse europee non sembrano affatto essere concordi sull’efficacia di questa iniziativa. C’è anche chi è decisamente contrario, come la Federation of European Securities Exchanges, secondo il quale gli attuali orari di negoziazione in Europa sono “adeguati allo scopo” e non devono essere modificati, perché riflettono le esigenze degli investitori, consentendo ai mercati europei di interagire con gli Stati Uniti e l’Asia.