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Quotazione Oro Nuovo Crollo Coronavirus per Sell Sentiment

La quotazione oro nuovamente in ribasso netto va sotto i 1500 dollari l’oncia, un comportamento inaspettato dal bene rifugio per eccellenza che solitamente aumenta nelle fasi anche più dure delle crisi economiche e non.
Con il nuovo ribasso l’oro ha perso metà del valore che aveva acquistato durante l’anno precedente, l’andamento della quotazione oro deve però fare i conti con una situazione particolarmente difficile in quanto molti investitori si trovano nella condizione di essere costretti a vendere per ottenere liquidità a sostegno delle epocali perdite subite su altri asset.
Durante le fasi di crollo del prezzo dell’oro si sono registrati flussi di vendita di etf, senza contare i lingotti venduti presso i compro oro Firenze o di altre città, totalmente inusuali causati da una situazione talmente difficile per i mercati azionari da non lasciare altre alternative da vendere anche lo scudo protettivo dell’oro.
Neanche i tagli della Fed sono riusciti ad evitare il nuovo deprezzamento dell’oro che pur avendo tentato una ripresa non è riuscito a risalire a quota 1500 dollari l’oncia dopo che la settimana precedente era salito a 1700 dollari l’oncia.
A questo punto ogni previsione anche sull’andamento dell’oro nel breve periodo non può essere certa, in questa fase dove molti importanti paesi hanno imboccato la strada del fermo di molte attività produttive e commerciali ma che ancora non sono state applicate i prossimi giorni potrebbero portare a nuove perdite su qualsiasi bene di investimento fatto sui mercati azionari.
A questo punto eventuali altre perdite di valore della quotazione oro dipenderanno molto dalla eventuale esigenza di molti investitori di dover ottenere liquidità subito per coprire ulteriori perdite su altri asset.
Nel contesto generale delle perdite epocali subite sui mercati azionari a causa della diffusione del coronavirus che hanno raggiunto il 50% del valore capitalizzato da molti asset, la quotazione oro ha subito perdite molto inferiori che valgono circa il 10% del valore raggiunto prima della crisi sanitaria.
Un risultato che pur essendo negativo deve essere considerato comunque molto meno grave delle perdite subite dai mercati azionari in generale.