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Quando la soluzione è il problema

Quando ci accorgiamo che quello che stiamo facendo non funziona e non raggiunge i risultati sperati, allora, invece di mettere in atto qualcosa di diverso, continuiamo a fare la stessa cosa con più forza e più impegno di prima!

Attenzione: questo meccanismo funziona nella relazione con noi stessi, nelle relazioni con gli altri ed anche nell’economia, nella politica…
Questi tentativi di soluzione hanno in comune l’esito di trasformare una difficoltà iniziale, che poteva essere facilmente superata, in un vero problema.

Altri esempi:

  • Il proibizionismo negli Stati Uniti (1919-1933), nato con il fine di tutelare la salute pubblica, trasformò il problema della diffusione dell’alcolismo in un problema molto più grande, facendo la fortuna di Al Capone e moltiplicando quegli aspetti negativi che si volevano combattere.
  • La corsa agli armamenti durante la guerra fredda: USA e URSS, in quegli anni, vedevano nell’armamento degli avversari una ragione di insicurezza e finivano per risolvere la questione armandosi di più. Naturalmente, l’avversario rispondeva armandosi di più a sua volta, quindi il problema non si era risolto, ma si era rafforzato.

Le soluzioni che tentate per risolvere l’impasse,  in realtà sono il problema.

Assomigliano a due marinai che si sporgono all’indietro ciascuno su un lato di una barca a vela per renderla stabile: quanto più uno si sporge fuoribordo, tanto più l’altro deve sporgersi all’indietro sul lato opposto per compensare l’instabilità che l’altro ha provocato nel tentativo di stabilizzare la barca, mentre la barca di per sé sarebbe perfettamente stabile senza i loro sforzi acrobatici di stabilizzarla.

Rovesciare le tentate soluzioni disfunzionali

Le “tentate soluzioni”, quando sono vengono applicate sistematicamente, diventano il nostro modello prevalente di reazione della realtà, strutturandosi come veri e propri copioni ricorrenti, che, irrigiditi e replicati in modo non flessibile,  finiscono per risultare dannosi.


Un esempio di rovesciamento di tentate soluzioni è il seguente (riportato da Watzlawich):
Due coniugi, sposati da poco, avevano il seguente problema: i genitori di lui andavano un po’ troppo spesso a trovarli e cercavano di dirigere la loro vita.


La mamma prendeva possesso della cucina, mettendosi a preparare piatti complicati, scelti da lei; il papà prendeva possesso del garage e del giardino, e faceva un mucchio di lavoretti e modifiche di sua iniziativa. Le loro visite erano molto frequenti, e tendevano a diventarlo sempre di più.
Più volte i due coniugi avevano parlato ai suoceri, in coppia o da soli, pregandoli, con molto tatto, di diradare un po’ le loro visite, ma senza risultato. 
Per un po’ di tempo la coppia era caduta nella trappola del “più di prima”: se parlando e chiedendo non abbiamo ottenuto risultati, facciamolo con più impegno e frequenza di prima! Ma non funzionava.


Qual è stata la soluzione? Instradati da un consulente, i due giovani coniugi convocarono i genitori di lui, dicendo loro che nel week end avrebbero fatto una festa, per cui avevano bisogno di aiuto.

Chiesero ad entrambi di venire a casa loro dal giovedì pomeriggio alla domenica; alla mamma chiesero di preparare una grande quantità di piatti per moltissimi ospiti, e al papà chiesero di verniciare lo steccato e la saracinesca del garage, di tagliare l’erba e di potare gli alberi.

Dopo questo tour de force, la domenica sera i genitori di lui, stanchi morti, dissero al figlio e alla nuora: “Ragazzi, ormai siete grandi e potete cavarvela da soli, noi siamo anziani e abbiamo bisogno di riposarci di più!”. E dopo quell’episodio diradarono drasticamente le visite.

Facendo il contrario della tentata soluzione che non aveva funzionato avevano raggiunto il risultato desiderato!
Essere consapevoli di questi meccanismi  può aiutarci ad evitarli, e a ricordarci di variare il nostro comportamento quando non produce gli effetti sperati.

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